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Decisioni sulla terapia farmacologica nell’autismo

cosa dice il

New England Journal of Medicine


    La vecchia frase “Lo devi fare perché lo ha detto il dottore” è

diventata obsoleta, non vale più. Lo dice molto bene Sandro Spinsanti

nel libro “Un’altra pratica della cura”:

link per l'acquisto del libro

da cui copio quanto segue

“Il nuovo profilo della pratica medica non richiede solo un

professionista sanitario diverso, ma anche la formazione di un malato

più consapevole del compito che incombe su di lui nel cercare la giusta

risposta ai problemi di salute in collaborazione con il professionista

sanitario….

il buon malato dei nostri tempi non è colui che tace, si sottomette e

segue alla lettera la prescrizione. Essere un buon malato oggi richiede

intelligenza, volontà e un certo numero di virtù. Perché la cura

dell’epoca moderna il malato non la riceve passivamente, ma la

confeziona insieme al curante…..

la medicina non è una scienza esatta. Anche il medico più competente non

puo’ escludere un margine di errore o una zona di incertezza”

    Se queste sono considerazioni valide in generale nel rapporto medico –

paziente, esse lo sono all’ennesima potenza nel rapporto medico –

genitore di una persona con autismo o, nel caso di adulti, talvolta con

il paziente stesso.

Ne parlano estesamente Yaara Zisman‑Ilani e colleghi nell’articolo

“Zisman-Ilani Y, Walfisch R, Veenstra-VanderWeele J, Mandell DS.

Pharmacotherapeutic Decisions in Autism. N Engl J Med. 2026 Jul

16;395(3):214-217. doi: 10.1056/NEJMp2602649. Epub 2026 Jul 11. PMID:

42437505.”

da cui traduco quanto segue

“Le persone autistiche, le loro famiglie e i clinici si trovano spesso

nel dilemma di dover scegliere tra la necessità impellente di lenire

sintomi intollerabili e la consapevolezza che le opzioni disponibili

sono associate a benefici incerti e a potenziali gravi rischi….

    L’incertezza è una delle caratteristiche che definiscono lo stato

attuale del trattamento dell’autismo..

    Per esempio l’irritabilità, le difficoltà di attenzione e i disturbi del

sonno sono comuni nelle persone autistiche, ma i farmaci che sono

efficaci in queste condizioni nelle persone neurotipiche hanno effetti

meno prevedibili, e talvolta paradossi, nelle persone autistiche….

    A dispetto dell’inconsistenza dei trattamenti attualmente disponibili e

della mancanza di prove di efficacia, molti bambini e adulti autistici

assumono più psicofarmaci insieme, la qualcosa pone rischi di effetti

avversi e di interazioni farmacologiche...

    Il ricorso a psicofarmaci è dovuto anche alle sostanziali barriere

all’accesso agli interventi comportamentali ed educativi.

    L’analisi applicata del comportamento (ABA), gli interventi

naturalistici comportamentali e di sviluppo, la logopedia e la terapia

occupazionale hanno mostrato diversi livelli di efficacia nel migliorare

i sintomi correlati all’autismo.

    Tuttavia, anche applicando al meglio i trattamenti comportamentali

evidence – based, i sintomi debilitanti e i ritardi nello sviluppo

spesso persistono.

    Non sorprende pertanto che il 90 per cento circa delle persone

autistiche dichiarino di aver utilizzato terapie che sono supportate da

poca o nessuna evidenza di efficacia...

    Il mondo parallelo della medicina complementare e alternativa, praticata

al di fuori dei sistemi medici convenzionali, sottolinea la necessità di

un dialogo strutturato tra clinici e famiglie che assicuri che queste

prendano decisioni informate..

    I clinici spesso operano ai limiti delle loro conoscenze quando trattano

l’autismo, bilanciando l’imperativo etico di evitare un danno rispetto

al desiderio di rispondere all’urgenza e alla frustrazione che spesso

esprimono le persone autistiche e le loro famiglie. La situazione puo’

portare i clinici a prescrivere farmaci per i quali c’è un’evidenza di

beneficio limitata o incerta, spesso senza comunicare chiaramente questa

incertezza...

    Questo vuoto terapeutico ha influenzato anche le decisioni degli enti

regolatori. La Food and Drug Administration ha in un primo tempo

allargato l’indicazione dell’acido folinico all’autismo per poi fare

marcia indietro….

    Per migliorare la qualità della vita e la prognosi dell’autismo i passi

di un imminente futuro  dovrebbe essere i seguenti:

- sviluppare farmaci che agiscano sui sintomi propri dell’autismo

- rendere gratuiti gli interventi comportamentali

- fare formazione di base e permanente a chi opera in questo settore

- integrare specialisti dei disturbi del neurosviluppo nei dipartimenti

delle cure primarie...

    Per arrivare a questi obiettivi occorrono anni. Nel presente le persone

autistiche, le loro famiglie e i clinici hanno bisogno di consigli sul

come giungere a decisioni terapeutiche condivise...

    I clinici dovrebbero spiegare cosa è noto e cosa è ignoto in merito alle

opzioni terapeutiche; i pazienti (o i genitori) dovrebbero descrivere le

loro preferenze, le loro priorità e le loro preoccupazioni; e insieme

dovrebbero valutare benefici e rischi e partendo da questi sviluppare un

piano terapeutico...

    I clinici dovrebbero essere molto chiari nel dichiarare i limiti dei

trattamenti disponibili, cercando di non innescare aspettative che

inevitabilmente andrebbero deluse”

    Una cosa che trovo importante è il fatto che queste considerazioni, ben

note e addirittura ovvie per chi quotidianamente si interessa di

autismo, siano state pubblicate non su una rivista di nicchia, ma su The

New England Journal of Medicine (NEJM),  una delle riviste più lette e

importanti al mondo, seguita da medici, ricercatori, studenti,

scienziati, insegnanti e dirigenti ospedalieri.


    Daniela Mariani Cerati


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